Carlo Mollino, dall’archivio alla collezione Zanotta
Ci sono progetti che appartengono alla storia del design e, nello stesso tempo, sembrano ancora in attesa di essere scoperti. È il caso delle opere di Carlo Mollino che Zanotta si prepara a riportare in produzione, dopo aver ottenuto dallo Stato italiano la licenza d’uso esclusiva per trenta progetti del maestro torinese.
La notizia apre un capitolo importante nel rapporto tra cultura del progetto e industria. Non si tratta soltanto di rieditare arredi d’autore, ma di tradurre opere nate spesso come pezzi unici in prodotti contemporanei, preservandone proporzioni, carattere e complessità costruttiva. Un lavoro che seguiamo con particolare interesse, perché mostra quanto il patrimonio del Novecento possa ancora offrire nuove prospettive all’interior design.
Trenta opere, un nuovo capitolo per Carlo Mollino e Zanotta
Architetto, designer, fotografo e docente al Politecnico di Torino, Carlo Mollino ha costruito un linguaggio impossibile da ricondurre a una sola disciplina. Forme anatomiche e zoomorfe, curve sinuose, riferimenti al movimento e una continua tensione tra tecnica e immaginazione rendono i suoi arredi immediatamente riconoscibili.
Il Fondo Carlo Mollino, conservato al Politecnico di Torino, comprende quasi 17.000 elaborati grafici, circa 15.000 fotografie e oltre 70 fascicoli di scritti e documenti. Da questo patrimonio provengono i trenta progetti affidati a Zanotta: sette sono già presenti nel catalogo, mentre gli altri aprono la strada a un percorso di ricerca e produzione destinato a svilupparsi nel tempo.
Vertebra, dal disegno del 1950 alla produzione contemporanea
Il primo esito di questa operazione è Vertebra, presentato durante la Milano Design Week 2026. Mollino lo progettò nel 1950 per la mostra “Italy at Work” di New York, ma il tavolo non era mai entrato prima in produzione industriale.
Il nome nasce dalla struttura portante ispirata alla colonna vertebrale. Sotto il piano in cristallo extra-chiaro temperato, il multistrato placcato rovere e gli elementi in legno massello disegnano una sequenza organica, sostenuta da tiranti e piedini in acciaio.
La costruzione diventa così parte dell’espressione formale: solida e complessa, ma visivamente leggera. In Vertebra riconosciamo l’idea molliniana del mobile come organismo vivo, legato al corpo e al movimento.
Un’eredità che continua a trasformarsi
Il rapporto tra Zanotta e Mollino non nasce oggi. Fenis CM, Gilda CM, Arabesco CM, Ardea CM, Reale CM, Cavour CM e Carlino CM raccontano già diverse sfumature della sua ricerca; nel 2026 anche lo specchio Milo CM è stato presentato nella nuova versione XL.
La licenza sulle trenta opere dà però a questo dialogo una prospettiva più ampia. Per noi, il valore dell’iniziativa risiede proprio nella capacità di rispettare l’archivio senza immobilizzarlo. Gli arredi di Mollino tornano così a essere ciò per cui erano stati pensati: presenze vive, capaci di dare identità agli interni e di instaurare un rapporto profondo con chi li abita.











