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Sedia Bell Chair by Magis

Bell Chair di Magis, la sedia magica dall’anima green

 

Una scocca semplice, che ricorda il guscio di una conchiglia, per la seduta. Quattro gambe “a C, robuste come nelle sedie degli anni venti” e il gioco è fatto. Anzi è fatta la sedia. A dirla così sembra semplice. “Ma la sua semplicità è frutto di rimaneggiamenti continui: a inizio progetto modificavamo il disegno anche più volte al giorno.” A dirlo è il designer tedesco Konstantin Grcic, e quella di cui parla è la sua Bell Chair, progettata per Magis, casa di design del profondo nord Italia. Una sedia a suo modo rivoluzionaria. “All’inizio il progetto non mi entusiasmava tanto – a cosa poteva mai servire l’ennesima sedia in plastica? – mi chiedevo. Poi col tempo ha acquisito il suo senso” aggiunge. In effetti, la sfida non era semplice.


A proporgli la sfida, Eugenio Perazza, fondatore e capo di Magis. Che si ritiene un creativo e un sognatore. “Magis è una parola latina che significa ‘di più’ – ed è questo di più che noi cerchiamo di mettere sempre nei nostri progetti”, dice a proposito della sua azienda. E ancora: “Magis maneggia creatività, siamo una fabbrica di artisti, perché artisti lo siamo un po’ tutti quando sappiamo usare coraggio, intuizione e creatività per sfidare lo status quo e poi immergerci nell'ignoto.” Insomma, un tipo che non si accontenta delle cose troppo ‘easy’.

Il sodalizio tra Eugenio e Konstantin nasce circa vent’anni fa, col primo progetto del designer per la factory italiana, la sedia in alluminio Chair_One. Realizzata in pressofusione, dal design ricercato e particolarissimo, oltre a sancire l’inizio della partnership tra Grcic e Magis, consacra definitivamente l’azienda veneta tra le case di design “importanti”.

CHAIR_ONE, primo progetto di Grcic per Magis

 

Bell Chair è tutta un’altra storia. L’idea era quella di fare una sedia in plastica totalmente riciclata, che fosse bella e che costasse relativamente poco (60-70 euro massimo), ma senza dare l’idea di un prodotto ‘cheap’ – scadente. Per far sì che tutto questo coincidesse ci voleva un calcolo ben preciso di materiali utilizzati, tempi di produzione, di stoccaggio e di imballaggio. Ci sono riusciti coordinando il lavoro di tre team: quello di Magis, quello di Grcic e collaboratori e un terzo gruppo di ingegneri che si è occupato di mettere a punto un materiale plastico che permettesse di fare la magia.

La magia, Bell Chair, è una sedia in plastica bella, robusta (garantisce il suo progettista – “non dà l’idea di poterti crollare sotto all’improvviso, davvero!”), stampata in un monoblocco di polipropilene riciclato derivante dagli scarti di lavorazione dell’azienda stessa. Ciclo di produzione totalmente chiuso, il massimo della sostenibilità. Che ad oggi non è poco, anzi. Inoltre, il macchinario impiega un minuto per stampare una sedia intera e finita e la impila in uno speciale pallet disegnato apposta, che ne contiene 12 una sopra l’altra, permettendone trasporto e stoccaggio.

Poi pesa solo 2,7 kg, che è praticamente poco più della metà della media di una sedia in polipropilene classica. “tutte queste cose messe insieme credo che daranno una nuova direzione alle aziende, per quanto riguarda la produzione di sedute plastiche monoblocco, si auspica Grcic, anche perché è una sedia che ha una identità fluida secondo me. Sta bene in giardino come dentro a un ufficio.”

Bell Chair è prodotta in tre colori, bianco, nero e pesca. Il costo è di 70 euro a pezzo. Pesa poco, è robusta e dura nel tempo. Ha un design semplice ma fresco e classico allo stesso tempo. È funzionale, pratica, bella, riciclata e riciclabile. La magia, secondo noi, è riuscita.

Trovate Bell Chair e tutta la collezione di Magis nel catalogo online e nei nostri showroom di Perinaldo, Fa Maggiore e Fa Maggiore bulthaup. Inoltre, potete seguirci sui nostri canali social FacebookInstagram e Linkedin per restare aggiornati sulle novità presenti nei nostri store.

Il Design, bello e sostenibile

Il Design, bello e sostenibile

 

 


Sempre più spesso ormai, la parola ‘sostenibilità’ - con tutte le sue possibili declinazioni, sta entrando a far parte delle discussioni e delle priorità in quasi tutti gli ambiti delle nostre vite. Fortunatamente, diciamo noi. Perché, volenti o nolenti, ci stiamo finalmente rendendo conto che per poter andare avanti nello sviluppo di tutte le nostre attività, quello che non si può più fare è ignorare l’impatto, la maggior parte delle volte devastante, che queste attività hanno sul nostro ecosistema.


Così, tra PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che inizia a venir messo in atto, la creazione di un Ministero per la Transizione Ecologica anche qui in Italia, i progetti internazionali per ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica (cose non da fare in un giorno, chiaramente), la corsa alla sostenibilità sembra ormai avviata. È un primo passo. Però un passo importante. Dovremmo fare tutti gli altri, e anche di corsa, sostengono scienziati e climatologi.


Lungi dal voler trattare esaurientemente un tema così importante e complesso nel breve spazio di un articolo, l’intento di queste parole è quello di analizzare brevemente come siamo messi a livello di sostenibilità nei settori di nostra competenza, l’architettura e il design, e tutto quello che attorno ad essi gira. Anche perché la questione sta diventando cruciale. Lo si nota sfogliando le riviste di settore (ELLE Decor ha dedicato all’argomento l’intero numero di giugno, inserto allegato compreso) e i cataloghi delle aziende (prodotti costruiti con materiali di recupero, metodi a basse emissioni, filiere sempre più corte etc). E vedendo come la sostenibilità sia anche il tema principale attorno al quale gira la Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, inaugurata lo scorso maggio e dal titolo eloquente “How Will We Live Together?”.


Tornando a noi, allora, abbiamo deciso di dare il nostro contributo segnalandovi alcune tra le più note design factories che si stanno distinguendo per le iniziative sostenibili e green, a qualunque livello della filiera produttiva. Ne abbiamo scelto sette.


ARTEMIDE, che negli ultimi anni ha presentato ben 17 obbiettivi concreti nel proprio bilancio di sostenibilità, e ha ricevuto diverse certificazioni ISO (sono quelle che attestano alti standard di attenzione nei confronti dell’ambiente, delle condizioni lavorative e tutti gli altri fattori connessi a circolarità e sostenibilità). A livello produttivo, abbiamo molto apprezzato la loro lampada Gople RWB: vetro soffiato a mano secondo tecniche tradizionali, presenta una tecnologia di illuminazione che aiuta la crescita delle piante. Più green di così…


CASSINA invece, ripropone alcuni pezzi classici, realizzati ora, però, in maniera totalmente sostenibile. Come il divano Duc-Duc, degli anni 70, imbottito con una schiuma poliuretanica rivestita di fibra derivata da plastiche di recupero, in gran parte provenienti dagli oceani. Presto anche la schiuma poliuretanica sarà sostituita da un biopolimero, per ora in fase di sperimentazione, totalmente compostabile e biodegradabile: il Biofoam.


MAGIS ci propone Bell Chair, la nuova sedia sviluppata assieme al designer tedesco Konstantin Grcic, realizzata interamente in polipropilene riciclato, ottenuto dagli scarti generati dalla produzione di mobili della stessa azienda e da quella dell’industria automobilistica locale. Il materiale brevettato esclude quasi tutti i materiali vergini o nuovi ed è riciclabile al 100% dopo l’uso. In questo modo, Bell Chair forma un ciclo di produzione praticamente chiuso.


RODA, factory varesina da sempre attenta all’ambiente, utilizza materiali certificati come il sughero bruno, accostandoli ad alluminio (interamente riciclabile) e a materie tessili rigenerate con tecniche a bassa emissione di co2 e altre sostanze chimiche. Dall’incontro di questi materiali nascono ad esempio le colorate poltroncine Piper, progettate dallo stesso direttore artistico della Casa, Rodolfo Dordoni.


RIMADESIO fa ancora di più. Oltre all’utilizzo di materiali riciclabili e vernici idrosolubili, elimina il polistirolo dagli imballaggi e produce l’energia necessaria ai propri stabilimenti utilizzando pannelli solari. Converte all’elettrico le automobili aziendali ed eroga bonus annuali ai dipendenti che utilizzano mezzi non inquinanti per recarsi a lavoro. Per il 2021 propone un sistema di pannelli scorrevoli, Maxi, totalmente verniciato ad acqua, imballato con materiali riciclabili e del tutto disassemblabile a fine ciclo vitale. Bravi.


VITRA, famosa per le sedute da ufficio praticamente intramontabili (anche la longevità è amica dell’ambiente, non scordiamolo), crea per la sua Tip Ton Chair, un materiale che deriva dalla raccolta differenziata tedesca. C’è poi l’iconica Panton Chair, che dal 1999 è stampata in una sola volta su un singolo foglio di polipropilene, permettendo un’ottimizzazione dei processi produttivi e una limitazione massima degli sprechi.


Concludiamo con MOLTENI&C, che ha realizzato per i suoi rivestimenti un tessuto sintetico di derivazione plastica, per l’esattezza ottenuto dal riciclo del PET di bottigliette d’acqua recuperate nel continente asiatico. L’idea iniziale è stata proposta alla Casa dalla geniale designer Patricia Urquiola. L’azienda italiana ha pure brevettato una imbottitura totalmente biodegradabile per i cuscini della sua serie di divani Paul.


Non possiamo che fare un applauso sincero a queste aziende, ringraziandole perché oltre alla indiscussa bellezza che portano nella nostra vita, lo fanno impegnandosi in prima linea per la salvaguardia e il rispetto dell’intero Pianeta. Quando si dice che ‘la bellezza salverà il mondo’. Forse non sarà davvero così semplice, ma sicuramente dà il suo bel contributo.

Per visionare le opere sopra citate e tante altre proposte green e sostenibili, sfoglia il nostro catalogo online o vieni a trovarci nei nostri showroom di Perinaldo, Fa Maggiore e Fa Maggiore bulthaup.

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Divano Grande Soffice by Edra

Grande Soffice, l’archetipo della morbidezza by Edra

 

GRANDE SOFFICE - COURTESY EDRA


Cosa vi viene in mente se vi dico di pensare alla parola “divano”? Se non siete un designer, è probabile che penserete a qualcosa di vago – nessun tecnicismo, o numeri o rapporti seduta-schienale eccetera. Sono sicuro però, che dentro la vostra testa emergeranno tante immagini tutte comunque caratterizzate dalle medesime qualità. Un divano è pur sempre un divano. Deve essere comodo, per potervici sedere, sdraiare, stravaccare. Quindi deve essere anche bello grande (non importa se vivete in 50 metri quadri, stiamo giocando) e, ovviamente deve essere morbido, anzi, soffice, che è una cosa leggermente diversa. Molto soffice. Un divano deve essere grande e soffice: che me ne faccio di uno piccolo e duretto, magari anche un po’ scomodo.

Ecco, questo gioco qua, se siete un designer, si complica non poco. Soprattutto se siete un designer che di divani ne ha pensati e progettati a decine nel corso della propria carriera.

Uscito a cavallo tra il 2019 e il 2020, il divano Grande Soffice è l’ultima morbida fatica di Edra, design factory toscana che dal 1987 ha fatto proprio il concetto di seduta imbottita portandolo all’apice di quello che esso poteva raggiungere – a volte stravolgendolo, apparentemente, ma sempre innovandolo e migliorandolo.

Il designer Francesco Binfaré, che di queste innovazioni, stravolgimenti e migliorie è un po’ il maggiore responsabile, è con Edra ormai da tanto: è lui che ha progettato la maggior parte dei divani della casa negli ultimi vent’anni. Alternando, secondo me, sempre l’eclettismo ad una elegante classicità, come vi spiegherò poi. Con un filo conduttore: qualità e durevolezza, nella scelta di materiali, forme e tessuti. Un divano Edra è per sempre, fidatevi, ed è molto più comodo di un diamante.

Tutti i divani della casa hanno infatti uno speciale brevetto, nato proprio da un’idea di Binfaré: il Cuscino Intelligente.
Si tratta di una speciale struttura interna dei cuscini che costituiscono schienali e braccioli, la quale, grazie ad una perfetta ingegneria fatta di torsioni, può far assumere al cuscino innumerevoli posizioni semi-fisse, regolabili e interscambiabili con pochi gesti manuali. Insomma, che vi vogliate sedere o sdraiare, i Cuscini Intelligenti di Edra saranno lì, pronti ad accogliere perfettamente qualsiasi posizione assumerete.

E non finisce qui. Edra ha brevettato uno speciale materiale anche per le sedute dei suoi divani, il Gellyfoam®, una miscela di schiume poliuretaniche, di derivazione biomedicale, che risulta meno cedevole delle comuni schiume, sostenendo il corpo, ma senza essere troppo “molle”. In pratica, non avrete mai la sensazione di “sprofondare” completamente in un divano che vi risucchia, ma sarete accolti e sostenuti da un materiale soffice ma robusto, capace anche di assorbire gli urti eccessivi. Una sorta di morbidezza 4.0, se vogliamo.

GRANDE SOFFICE - COURTESY EDRA

Questa è Edra e questa è la tecnologia che sostiene, letteralmente, i suoi divani oggi. Ma torniamo a Grande Soffice.
Abbiamo detto che è l’ultima fatica dell’azienda in fatto di divani; in particolare, l’ultima fatica di Binfaré, colui che Edra stessa definisce come il proprio “esploratore di morbidezze” (a questo proposito, consiglio di guardare il bel documentario fatto da Sky Arte sulla factory toscana). Di lui, prima ho scritto che a mio parere alterna, nelle sue creazioni, eclettismo e classicità. Se diamo un occhio alla sezione divani del catalogo vediamo infatti come ad anni alterni, Binfaré abbia sempre progettato un divano che era una rivisitazione classica del re delle sedute, seguito poi da qualcosa di molto più eclettico, visionario, fuori dagli schemi, in una sorta di alternanza quasi ritmica – un equilibrio tra rigore e sperimentalismo.

Così, ad esempio, nel 2008 esce Sherazade: sei elementi verticali, liberamente posizionabili nello spazio della seduta. Due cuscini thai piramidali, un cuscino a cilindro, due rettangoli ed un grosso quadrato in piuma. L’apoteosi della libertà di scelta compositiva, estetica ma anche funzionale. Un divano “umorale” per eccellenza.

Il controcanto del 2015 è Absolu: sempre innovativo perché anch’esso estremamente malleabile, ma con forme ed una struttura molto più classiche.

Il 2017 vede invece uscire Pack. La visione di un genio. Un po’ apocalittica e un po’ rassicurante. Sicuramente non lascia indifferenti, come divano. Nato dalla riflessione su alcuni sfaceli dell’epoca contemporanea fatta dal suo autore, è un divano esteticamente strano: invitante, ma che può lasciare inizialmente interdetti, col suo morbido rivestimento di pelliccia sintetica, nera o bianca. La seduta ricorda una banchina polare (riferimento agli sconvolgimenti climatici), con un elemento verticale centrale che richiama la forma di un grande orso polare sdraiato su un fianco: un monito ma anche una rassicurazione, che ci invita a stenderci su di lui, ad abbracciarlo e accarezzarlo, come un vero animale domestico o un grande peluche. Imbottitura in Gellyfoam e piuma d’oca, perché la qualità è quella di sempre.

Ed eccoci arrivati a Grande Soffice. Dopo le visioni “apocalittiche” del 2017, Edra ci vuole coccolare nel comfort estremo. Si torna al classico. Anzi, all’archetipo. Come nel gioco fatto in apertura di articolo, infatti, qui Binfaré si è dato l’arduo compito di rendere materia reale l’immagine archetipa – appunto – universale, del divano. Nasce un esemplare caratterizzato dalle ampie sedute e dalle linee smussate di braccioli e schienali, e dalle forme classiche e riconoscibili. Il divano per eccellenza. Anche qui, Cuscini Intelligenti per le parti verticali e Gellyfoam per le sedute. Ma con tanta piuma nobile d’oca a rendere tutto più soffice, comodo, accogliente. Grande Soffice: ogni elemento orizzontale può ospitare comodamente due persone, tanto che la versione di partenza, con due elementi, può accogliere ben quattro persone sedute. La modularità è totale, si può arrivare a divani angolari di anche sei o sette sedute. Volendo poi, abbiamo anche i pouf a parte ad aumentare il comfort. A rivestire Grande soffice tessuti pesanti, dalle trame grosse, o pelli trattate con metodi naturali per aumentare negli ospiti di questa grande seduta la sensazione di “tana ancestrale sofisticata” – come la definisce il suo autore nella brochure dedicata. Poi, con le sue forme classiche e senza tempo, sta bene in qualsiasi ambiente. Il divano per eccellenza è a suo agio dappertutto. Voi sarete a vostro agio sempre, accolti nel suo grande, soffice abbraccio. È una promessa.

Rifacciamo il gioco. Se vi chiedo di pensare alla parola “divano”, cosa vi viene in mente? Anzi no, lasciate stare. Ci ha già pensato Edra.

GRANDE SOFFICE - COURTESY EDRA

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sedia Aria Vibrazioni Art Design

‘Il design è un vero bidone’ – La poetica di Vibrazioni Art Design

Giusto un anno fa vi presentavamo ARIA una particolare sedia prodotta dalla altrettanto particolare "factory" romagnola Vibrazioni Art Design (VAD), con sede a Massa Lombarda, provincia di Ravenna. “Quattro case tra alberi da frutto e ruggine” dicono loro, quelli di Vibrazioni. Quella ruggine che poi, gli è stata prolifica.

Se ricordate, Aria era una sedia inusuale: struttura in tondino di metallo verniciato a polvere nera, seduta in ecopelle e uno schienale ottenuto da un vecchio bidone per l’olio. Sì, avete capito bene, un bidone per l’olio. Fusti industriali. Di quelli colorati che poi si arrugginiscono nel tempo e la vernice piano piano si scrosta. Ecco, il cuore del lavoro di VAD è proprio il riutilizzo e la trasformazione delle lamiere di questi bidoni, per farne pezzi di arredamento. Principalmente sedie e sgabelli, ma anche cabinet, illuminazione, poltrone e tavoli. Customizzano anche moto da competizione, cafè racer e scrambler, ma questo è un altro pezzo della storia.

Nata nel 2006 a Massa Lombarda da un’idea di Alberto Dassasso, Vibrazioni Art Design si pone in maniera trasversale tra il mondo delle "design factories", quello delle vecchie officine dei fabbri e le nuove frontiere dell’economia circolare, unendo la passione artigianale e lo spirito industriale in un’anima green. Di recente entrano nel progetto anche Alessandro e Giovanni

Con una passione sfrenata per il mondo delle moto classiche e custom, Andy Warhol e la Pop Art, ma anche per il mondo arcaico dei fabbri di paese, la poetica che muove VAD è quella di uscire dal cerchio della produzione industriale di massa, riportando nel design lo spirito e l’unicità dell’artigianato. La via intrapresa per materializzare questa poetica è quella del recupero totale delle lamiere dei barili in uso nei settori petrolchimico e alimentare. I famosi bidoni d’olio di cui sopra. E dal quale il loro slogan, da noi ripreso nel titolo di questo articolo.

Tornando al recupero dei bidoni, esso avviene tramite la collaborazione con aziende di bonifica certificate: per il lavaggio della materia prima viene utilizzato un metodo totalmente "eco-friendly" che utilizza acqua piovana e liscivia di cenere. Via i residui tossici, dunque – quello che rimane è l’unicità delle lamiere, ognuna coi suoi coloratissimi e scrostati residui di vita passata, “colori sgargianti e singolari serigrafie che offrono una moltitudine di combinazioni cromatiche e texture superficiali.”

In questo modo, i pezzi ottenuti sono ‘industriali’ e ‘di design’ perché prodotti a partire da un disegno comune, ma ogni singolo pezzo non sarà mai uguale all’altro, proprio perché proveniente da un diverso bidone, o da una parte differente dello stesso. “Ogni prodotto può essere replicato in maniera similare ma mai perfettamente identica, sia per cause materiali che di lavorazione. Ogni pezzo è unico, siglato e numerato e sono possibili varie opzioni creative per quanto riguarda il design, il colore e la finitura”, qui sta l’artigianalità e l’unicità di ogni oggetto d’arredo firmato VAD, anche se appartenente alla stessa collezione. 

Le lamiere subiscono infatti un trattamento finale protettivo che le nobilita e le protegge dalle insidie degli anni. Gli altri materiali utilizzati comprendono lamiera vergine lavorata dal nuovo, tondino metallico per le strutture, ecopelle e, più raramente, legno.

Pezzi forti della collezione di Vibrazioni Art Design sono la già citata ARIA e poi ELIO, stesso concept della sedia ma stavolta applicato ad uno sgabello alto. Come già accennato, la struttura di entrambi i modelli è in tondino metallico nero, con lo schienale fatto di lamiera di bidone gonfiata poi ad aria, da questo il nome. La seduta è in ecopelle, totalmente rimovibile.

Ancora, SECCA: essenziale, ispirata alle sedie anni ’50 in formica, con struttura sempre in tondino metallico e lamiere “custom” per seduta e schienale. Anche questa seduta la troviamo nella versione sgabello.
YOKO e ONO sono i due cabinet di VAD, interamente in lamiera, vergine per la struttura e di recupero per le ante. YOKO in particolare, si ispira alle classiche madie anni ’50-60, con le sue gambe sottili in tubolare metallico. L’effetto è quello di un mix industrial-chic che non lascia indifferenti. Un po’ come il tavolo PITAGORA, interamente in lamiera vergine con inserti di recupero per la parte centrale. La colorazione ruggine e la finitura satinata danno quasi l’impressione di un tavolo in legno. MOJAVE, invece è davvero un tavolo in legno: doghe di recupero con finitura bruciata e satinata, dal perimetro irregolare. La struttura in lamiera lo fa sembrare uscito dai sogni folli di un falegname "steampunk".

Abbiamo poi l’illuminazione, che comprende molti pezzi. Ci è piaciuta particolarmente SETTANTA, lampada ad asta lunga in tondino metallo bicolore e copri lampada in lamiera di recupero gonfiata ad aria, sulla stessa linea della sedia già citata. Chiudiamo con DIVAD, poltrona che nella versione a due moduli diventa un divano. Realizzata in ecopelle, la struttura è in tubolare e ha un solo bracciolo, ovviamente di lamiera recuperata e poi gonfiata. Idea che vince non si cambia. In realtà sono ancora tanti i pezzi del loro catalogo – quello fatto qui è semplicemente un breve excursus ed un tentativo di spiegare in non troppe battute la filosofia di un brand tutto italiano che in meno di vent’anni ha portato stile, innovazione e sostenibilità nel panorama del design contemporaneo.

Per toccare con mano tutte le altre della collezione di Vibrazioni Art Design, venite a trovarci nei nostri punti vendita Fa Maggiore e Fa Maggiore bulthaup a Sanremo e Arredamenti Fogliarini a Perinaldo, ne rimarrete di certo affascinati.

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Cucina bulthaup b3

Ben arrivata cucina 4.0

La cucina moderna. Uno spazio da riscoprire

Anche la cucina, luogo “tecnico” per eccellenza della casa, nelle nuove tendenze del 2021 riflette una rinnovata esigenza e propensione al naturale, prediligendo legno, marmo e graniti inseriti in uno stile urbano chic, moderno e hi-tech.

A prescindere dallo spazio a disposizione, la cucina resta il cuore pulsante della casa, non più chiuso in un contesto a sé ma, come scelta precisa, integrato nell'intero ambito della zona living, col quale dialoga in un gioco di rimandi tonali e stilistici.

L'esigenza estetica, nella sua essenzialità rimanda ad un gusto tutto contemporaneo di funzionalità all’insegna del design, che tramuta pensili e credenze in arredi quasi da sala. Una cucina trasformista e multifunzionale che, oltre al suo scopo canonico, può essere location per i compiti e per la DaD dei ragazzi, per lo smart-working e come piccola palestra o zona relax.

Una video call aziendale - mentre sullo sfondo, su un piano cottura ad induzione, sta cuocendo il sugo per la pasta - da impensabile fino a poco tempo fa, oggi è assoluta realtà. La casa si propaga fuori, ed il fuori entra dentro, liquido, per cui lo stile non è più solo un vezzo ma necessità di armonia di forme, in un ambiente che si esibisce ed è vissuto a 360°. E allora la cucina , così come il resto della casa, si fa iperconnessa e presta una sempre maggiore attenzione agli elementi tecnici ed agli elettrodomestici di ultima generazione: tecnologica ed ecofriendly.

Il gusto contemporaneo, con forti suggestioni di atmosfere metropolitane ed industriali per le nuove cucine, come colore sceglie il grigio in varie tonalità che, perfettamente, interpretano ricercatezza e gusto. Ad addolcire l’ambiente, assieme alle cromie di grigio e di colori neutri come il tortora, inserti di marmo e legno, mentre le forme, estremamente lineari, sono di grande impatto per le loro lunghe superfici continue.

Oltre al legno, ad interrompere la coerenza del monocolore, aree operative in acciaio, lucido o satinato, in un gioco perfetto di eleganza e moda, rendono l’ambiente cucina oltre che funzionale e versatile, il luogo per eccellenza della trasformazione stilistica e logistica della casa dei tempi moderni. Questo grazie anche all’alto grado di customizzazione offerto dai principali brand, pensato già in fase di progettazione.

Anche la cucina, infatti, oltre che “bella” come un living, vuole essere, nelle intenzioni dei suoi creatori, unica e personale proprio come il soggiorno della casa. Un luogo unico, che esprima profondamente lo stile e la personalità sia di chi l’ha pensata, ma anche di chi l’ha scelta e di chi l’ha installata. Progettista, interior designer e padrone di casa armonizzano così le loro intenzioni per creare un “cuore caldo della” casa capace di essere sì, in armonia con le ultime tendenze del design, ma al contempo un luogo assolutamente irripetibile.

 Anticipatrice è stata in questo senso la serie Salinas di BOFFI, progettata nel 2014 da Patricia Urquiola e vincitrice di ben tre premi internazionali nel 2015 e 2016. Una cucina che, grazie alla struttura in tubolare metallico abbinata ad una serie di elementi modulari, permette di creare numerose soluzioni estetiche e funzionali.

Ancora, bulthaup, che da sempre ha fatto della customizzazione un suo punto di forza, propone la serie b3, caratterizzata da un sistema modulare in laccato che, oltre a formare la parete funzionale, disponibile in varie lunghezze, può essere integrato in maniera fluida anche agli altri ambienti della casa, rendendo proprio la cucina il perno attorno al quale ruota tutto il progetto estetico delle aree conviviali.

foto credits:bulthaup

La serie Ola di SNAIDERO crea suggestioni futuristiche grazie al particolare supporto della penisola in fibra di carbonio, dalla forma avveniristica e inusuale, nata dalla collaborazione con PININFARINA.

fotocredits:Snaidero

Mentre Alea di Poliform, trasforma la cucina in un sistema che garantisce il massimo dell’operatività e dell’eleganza. Progettata da Paolo Piva, il top in laminato touch, soprattutto nella versioni all black e total white, crea veri e propri giochi di luci e riflessi con le ante a vetrina che corrono su tutta la parete. L’operatività, come già detto, è aumentata da numerosi sistemi di stoccaggio e contenitori a vista tra banco e parete. Oltre che dai cassetti a tutta lunghezza. Disponibile anche la versione ad isola.

Foto credits: Poliform

Per finire, il modello m5 di MINIMAL:dettagli ridotti al minimo e una lunga superficie liscia e continua rendono il piano di lavoro il campo da gioco ideale per ogni fuoriclasse dei fornelli. La versione in pietra nera con venature bianche, però, potrebbe rischiare di farvi passare l’appetito per lo stupore. Noi vi abbiamo avvisato.

Foto credits: Minimal

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green big egg

L’amore dell’umanità per la grigliata

Se c’è una cosa di cui possiamo andare sicuri, e ultimamente ne abbiamo scritto parecchio su queste pagine, è che le cose cambiano continuamente. Soprattutto nella nostra epoca; ancora di più in questo periodo, segnato da pandemie, corse alla digitalizzazione e tentativi più o meno riusciti di adattarsi a nuovi contesti sociali, lavorativi e sanitari.

Le cose cambiano, continuamente. Non possiamo negarlo. Alcune cose però, restano fondamentalmente uguali, anche per secoli. Millenni, addirittura. Ecco, l’amore dell’umanità per la grigliata è una di quelle cose che non cambiano. Quelli di cui vi parleremo oggi sono due oggetti al contempo molto simili e molto diversi tra loro. Ma legati da un filo lungo ben 3000 anni. 3000 anni di amore per la grigliata, appunto. O per il barbecue che dir si voglia.

Indubbiamente, tra le tante cose che la bella stagione ci riporta, insieme alla voglia di stare all’aperto, è quella di farci ogni tanto una bella grigliata, che sia di carne, pesce o verdure. Il piacere di un barbecue in famiglia o con gli amici è impagabile, e lo sa bene chi possiede un giardino, luogo ideale per grigliare come si deve.

Ma chi il giardino non ce l’ha, e magari vive in centro città o in zone densamente popolate, difficilmente avrà dei vicini disposti a respirarsi il fumo del suo barbecue senza batter ciglio, e senza chiamare i carabinieri. Ma, se come abbiamo detto, le cose cambiano continuamente, anche gli amanti delle grigliate urbane adesso hanno i loro santi in paradiso. Anzi, i loro progettisti.

La casa tedesca LOTUS GRILL, infatti, nata nel 2010, si occupa di progettare e ottimizzare sistemi di cottura alla griglia senza fumo. E i loro barbecue, chiamati semplicemente Lotus Grill, a quanto pare riescono benissimo nel loro intento, visto il successo di pubblico che stanno ultimamente riscuotendo. E dopo averlo provato, siamo anche noi convinti nel consigliarlo come caliente compagno di serate in questo periodo di outdoor che rifioriscono all’insegna del design e dell’usabilità più sfrenata e godereccia.

Ma cos’è esattamente Lotus Grill?

Un Barbecue, nella sua essenza; ma un barbecue che potremmo definire “urbano”. Senza fumo e hi-tech, trasportabile e lavabile in lavastoviglie: insomma l’ausilio perfetto per tutti quelli che non hanno un giardino ma non vogliono rinunciare ad una grigliata vera. Di quelle col carbone, per intenderci. Lotus Grill infatti funziona a carbone, e si alimenta a batterie o tramite un power bank collegato tramite porta micro-usb, è trasportabile perché poco ingombrante, ma abbastanza capiente per grigliare una buona dose di cibo.

I diametri disponibili sono quattro, 28, 32, 43 e 57 cm, utili a soddisfare le esigenze di tutti. La forma è simile a quella di un secchiello, con una doppia parete. Esternamente acciaio smaltato a polvere, in diverse colorazioni design: rimane sempre abbastanza freddo per essere trasportato. All’interno troviamo la seconda “scodella” in acciaio inox, al di sopra della quale va la griglia di cottura. Al centro abbiamo un cilindro che fa da camera di combustione per il carbone, protetto da un sistema che permette al calore di uscire e spandersi dalla scodella interna alla griglia, impedendo però al grasso di entrare a contatto con la brace.

Niente fumo, semplice. Si carica il carbone nella camera, aggiungendo un poco di gel infiammabile, si accende il regolatore di fiamma al massimo e in quattro minuti la brace è accesa e scoppiettante, senza fare fumo, o facendone comunque una quantità irrisoria. Per preparare pietanze molto grasse si può aiutare il sistema smokeless aggiungendo un po’ di acqua sul fondo della scodella interna. Dopo si abbassa il regolatore della fiamma su un livello medio e si aspetta che la grigliata sia pronta, proprio come un “vero” barbecue, ma senza effluvi a danneggiare i rapporti coi vicini.

Dopo, si lava tutto in lavatrice, visto che è acciaio inox. Le due versioni più grandi hanno anche un coperchio a campana con termometro incorporato, che fa un effetto forno, utile per alcuni tipi di cotture.

Consigliato per le vostre grigliate urbane, casalinghe, o anche per campeggi e gite, data la praticità di trasporto (è fornito di una praticissima custodia di trasporto in nylon morbido e resistente). Dieci.

Il secondo protagonista di questo excursus è un oggetto di natura differente. Un pezzo impegnativo. Non proprio recente, ma con una tecnologia che ancora oggi rimane insuperata. Anzi, negli USA è una vera e propria icona del barbecue da più di 40 anni. Era il 1974, infatti, quando ad Atlanta, in Georgia, nacque la prima fabbrica di BIG GREEN EGG. Anche se, come accennato in apertura, questo barbecue, come idea, nasce circa 3000 anni fa in Giappone.

Andiamo con ordine: anche Big Green Egg, come Lotus Grill, è un barbecue. Ma se il piccolo tedesco è un gioiellino hi-tech pensato per grigliate urbane sobrie e, in fondo, senza troppe pretese, l’americano è grande, pesante, costoso e professionale. Assicurato dai produttori per durare una vita. E non stiamo scherzando. La certificazione ISO 9001 dichiara che questo barbecue colossale può reggere 100.000 grigliate senza mai calare di prestazioni.

Un pezzo da lasciare in eredità ai nipoti, insomma, insieme a una bella dose di carbone. Il barbecue è, come suggerisce il nome, un grosso pezzo di ceramica verde di forma ovoidale, il quale deriva dai cosiddetti kamado, barbecue giapponesi utilizzati da più di 3000 anni. I soldati americani si innamorarono delle pietanze cucinate dentro queste grosse “uova” e ne portarono diversi esemplari in madrepatria.

Da qui poi si arriva ad Atlanta, con la Big Green Egg che avrebbe perfezionato il tutto tramite l’utilizzo di una particolare ceramica la cui composizione sarebbe stata studiata apposta dalla NASA, pensate un po’. Come si può vedere dalle foto, anche questo barbecue è disponibile in diverse dimensioni, ma tutte abbastanza ingombranti. Per questo, oltre che per il peso e per il fatto che big green Egg di fumo ne fa, e anche tanto, l’utilizzo è consigliato in un giardino, anche un po’ grande, che permetta una buona circolazione dell’aria.

L’utilizzo è professionale, come già detto, e tramite il sistema di entrata e di uscita dell’aria e del fumo sviluppato nella camera di combustione, le temperature di cottura che Big Green Egg sviluppa possono variare dai 70 fino a 350 gradi, cosa che permette di cucinare in tantissime maniere.

Non solo griglia diretta su brace quindi, ma anche a vapore, affumicatura lenta e tutta una serie di cotture ad altezze intermedie offerte dalle dimensioni del barbecue e dai numerosi accessori disponibili. Lo spessore e le capacità refrattarie della sua ceramica, inoltre, lo rendono immune alla temperatura esterna che, torrida o glaciale, non ne influenza in maniera alcuna le prestazioni di cottura. Insomma, se volete un barbecue che vi garantisca grigliate perfette per generazioni, Big Green Egg fa al caso vostro. Preparate pure il giardino.

Trovate Big Green Egg e Lotus Grill nel nostro showroom di Fa Maggiore Bulthaup, assieme a tanti altri accessori per barbecue e cucina outdoor e indoor

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