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Storie di design - Charles e Ray Eames e il romanzo del design americano

 

 

Charles e Ray Eames sulla Lounge Chair del 1956 - Courtesy Vitra

 

Questa è una storia di amore e design. Inizia a San Louis, Missouri, nel 1905. Prosegue a Sacramento, California, nel 1912. È scandita da varie tappe: 1938, ’39 e ’41. Poi ancora 1945 e 1956.
A tratti parla come una Grande Storia, una di quelle raccontate dai film di Hollywood. E in effetti, di intrecci con il Cinema ce ne sono. Anche perché si svolge in quell’America che, oltre che patria di Hollywood, è da sempre madre delle Grandi Storie per eccellenza. Ma questa è anche una storia piccola, intima, a tratti segreta, per la maggior parte del suo corso. Una storia quotidiana come migliaia di altre. Un pezzo di essa termina nel 1978, dove era iniziata. A San Louis nel Missouri. Dieci anni dopo, un altro pezzo se ne va via a Los Angeles, città delle Grandi Storie.

Un pezzo di questa storia non finirà mai. Perché vive in migliaia di case, in decine di musei. Nelle riviste, nei film, negli articoli come questo che stiamo scrivendo ora, nelle lezioni di storia del design. Vive in America, ma anche in Europa, in Asia, in Medio Oriente. Vive ogni volta che qualche fortunato possessore accarezza la pelle della sua Lounge Chair e distende le gambe sul suo Ottoman. Ogni volta che un visitatore della permanente del MoMA di New York posa lo sguardo su un’altra Lounge, o sulla Plywood. Ogni volta che le migliaia di Plastic Chair, originali o meno, ospitano qualcuno. Talmente diffuse che anche chi non sa niente di design ne ha stampata in mente la forma, o magari ne possiede una delle infinite rivisitazioni: più che iconica, una sedia archetipica.

Se la storia di un popolo parla anche attraverso i suoi oggetti, Charles e Ray Eames hanno ancora molto da dire, e lo fanno da più di settant’anni, con la stessa forza di carattere, lo stesso stile, la stessa voglia di divertirsi. “Prendi sul serio il tuo divertimento” – dicevano.

Prima che progettisti di vere e proprie icone dell’arredo, Charles e Ray Eames sono essi stessi due icone del mondo del design. Due personaggi da romanzo, quasi. Perché erano marito e moglie e lavoravano fianco a fianco in un’epoca in cui erano pochissime le donne designer. Perché giravano il mondo, sperimentando in continuazione. Per le innovazioni tecniche, progettuali e costruttive che hanno saputo portare nel mondo del disegno industriale. Per la maniera stessa con cui presentavano al pubblico queste opere: Un po’ eccentrici, ma non troppo. Rivoluzionari ma coi piedi per terra. Due veri creativi innamorati del proprio mestiere e della funzione sociale di quel mestiere. Perché per loro il design era per prima cosa pensare al bene delle persone. “Dare alla gente il meglio al minor prezzo possibile” – questa la loro visione del progetto di arredi.

La Playwood Chair del 1945 in due versioni di diverso colore - Courtesy Vitra

 

Attivi nel campo del design e dell’architettura d’esterni, oltre che in quello della produzione di cortometraggi e documentari, i due coniugi sono conosciuti principalmente per la creazione di sedute: alcune, come già detto, divenute vere e proprie icone del mid century design. Tutte ancora in produzione, esposte in più di dieci permanenti dei più importanti musei mondiali, incluso il MoMA. Dove tutto ebbe inizio. Più o meno.

Charles Eames nacque nel 1907 a San Louis. Ray (cognome da nubile Kaiser) nel 1912 a Sacramento. Si incontrano nel 1938 alla Cranbrook School of Art, dove Charles al tempo insegnava e Ray capitò come studentessa per un breve periodo. Nel ’39 Charles divorzierà dalla prima moglie, con la quale le cose non andavano, e nel 1941 sposerà Ray. Si trasferiranno subito a Los Angeles.

Quello stesso anno, Charles partecipò e vinse a un concorso indotto dal MoMA, sul design cosiddetto “organico” – oggi parleremo di ergonomico – con un progetto realizzato assieme al collega e amico Eero Saarinen, figlio del direttore della Cranbroook. Il vincitore avrebbe visto realizzato il proprio progetto da una vera casa di produzione. La sedia di Eames e Saarinen, chiamata poi Organic Chair, era una delle prime sedute in legno ergonomiche, appunto, e prendeva ispirazione dagli studi iniziati tempo prima dall’architetto e designer Alvar Aalto.
Studi riguardanti la cosiddetta laminatura del legno e successiva piegatura per mezzo di presse, per conferire al materiale forme curve e sinuose impossibili da ottenere naturalmente. Il processo utilizzava sottili lamine di legno sovrapposte e incollate. Con le venature di ogni lamina perpendicolari a quelle dell’altra, in maniera che non si potessero curvare da sole come faceva il legno massello.
Alvar Aalto era presente, tra l’altro, tra i giurati che conferirono il premio ai due giovani designer della Cranbrook. L’entrata degli Usa in Guerra fermò però le fasi successive, per cui la produzione di questo prototipo venne posticipata alla fine del conflitto.

Gli esperimenti sulla laminatura del legno continuarono però nel laboratorio casalingo di Charles e Ray. Utilizzando infatti una macchina di loro stessa costruzione – la “Kazam!” – i due designer continuavano a sperimentare su multistrato e presse. Questo anche perché i primi prototipi casalinghi della sedia “Organic” non diedero i risultati sperati. Capirono quindi una cosa molto importante: il progetto astratto era nulla senza la conoscenza della tecnica per realizzarlo. Si concentrarono allora su questa, diventandone veri maestri.

 Intanto, visto che la produzione industriale di arredi era praticamente ferma a causa della Guerra, Charles lavorava come scenografo per la casa di produzioni cinematografiche Metro-Goldwyn-Mayer. Nel resto del tempo, curvava il compensato insieme a Ray. L’occasione di sperimentare un po’ venne proprio dal fronte, come tante volte accade. Un medico di San Louis amico di Ray intuì che i pezzi unici di multistrato curvo realizzati dagli Eames potessero essere usati per fabbricare barelle per il trasporto di feriti ed altri supporti, soprattutto ortopedici. Quando la Marina Militare gli commissionerà 150.000 tra barelle, stecche e tutori, i due designer si dovranno associare ad una fabbrica. Cosa che li metterà in contatto per la prima volta con la vera produzione industriale di massa. Un altro tassello dei futuri successi era stato messo.

Stecca ortopedica da gamba in un unico pezzo di multistrato piegato, progettata da Charles Eames - Courtesy Herman Miller

 

 Tra il ‘45 e il ‘46 vengono realizzati i primi prototipi in maniera “industriale” – dalla Casa scelta dal MoMA per i vincitori del concorso del 1941, la Evans Products. La quale non era però interessata ad una produzione su larga scala dei prototipi. Che furono però visti e apprezzati dall’architetto e designer George Nelson, allora direttore artistico di Herman Miller, ai tempi casa di produzione di arredi di tipo coloniale. La Herman Miller detiene ancora i diritti di produzione e distribuzione di tutte le opere degli Eames negli Stati Uniti e in Asia, mentre per L’Europa e il Medio Oriente sarà Vitra ad acquisirli dal 1957.

 Il resto è storia, o meglio cronistoria, di una serie di opere iconiche. Per lo più, abbiamo già detto, sedute di vario tipo.  È del ’45 la Plywood Chair, conosciuta anche come LCW, primo vero esperimento riuscito con la tecnica della laminazione e pressatura del multistrato. Talmente riuscito che il Times l’ha definita “la seduta del secolo”. Moderna ancora oggi, a quasi ottant’anni di distanza.  La Chaise, del 1948, icona del design organico, ispirata alla scultura “Floatin figure” di Gaston Lachaise. La Plastic Chair del 1950, con le diverse varianti, riporta le tecniche scoperte dai due designer su plastica, per avere un prodotto più semplice ed economico. Diventata ispirazione per qualsiasi altra seduta plastica a venire. La Wire Chair del ’51, riprende la forma della Plastic ma la traspone su una rete di fili di alluminio, saldati elettricamente ad alta frequenza, per evitare eccessi di metallo nelle intersezioni dei fili. Altra tecnica pensata e realizzata per la prima volta da Charles e Ray.

Poi, il capolavoro degli anni ’50, che li consacrerà definitivamente nell’Olimpo del design mondiale, li porterà a Hollywood (nel senso che le sedute degli Eames da ora in poi appariranno spesso nei set dei film) e alla permanente del MoMA. Parliamo della Lounge Chair and Ottoman, unica seduta di fascia alta progettata dalla coppia. Prende ispirazione dalle poltrone classiche inglesi e le rivisita in chiave Eames. Ancora oggi la piegatura della scocca di laminato e gli inserti in pelle sulla seduta sono processi eseguiti a mano. Un’opera d’arte di legno e pelle, 1956.

La Lounge Chair and Ottoman del 1956, il pezzo più famoso della coppia, esposto anche al MoMA di New York - Courtesy Vitra

 

Le sedute per ufficio, di alluminio e pelle, dal ’58 in poi. Ancora moderne, comode ed ergonomiche, anch’esse appaiono in decine di film. Ne abbiamo parlato qui.
E ancora tavoli, altre sedute, interi moduli per ufficio, costruzioni (la loro celebre casa personale in California, meta di architetti e designer di tutto il mondo), giocattoli, appendiabiti mitici come Hang it All, del ’53. Oltre 100 tra cortometraggi e documentari.

La loro produzione arriva fino ai primi anni ’70, quando la coppia si ritira dalle scene del design. Senza mai smettere però di sperimentare, produrre, viaggiare. Nel 1978, Charles Eames si spegnerà nella nativa san Louis. Ray si occuperà di curare e diffondere l’opera propria e del defunto marito fino al 1988, anno in cui anche lei ci lascerà, a Los Angeles.

Scorcio esterno della casa californiana di Charles e Ray Eames - Courtesy Wikipedia


Oggi, è il nipote a curare il lascito della coppia di designer più famosa d’America. Ne potrete vedere un’interessante intervista sottotitolata in italiano nel canale YouTube del designer Stefano Pasotti, che chi scrive ringrazia per gli splendidi video didattici sugli Eames che sono stati d’ispirazione per questo articolo.

Parte della storia continua anche da noi, nei nostri showroom di Perinaldo e Fa Maggiore, dove potrete ammirare tantissime opere di questa coppia iconica. Opere che sono tutte a catalogo e visitabili nell’apposita sezione del nostro sito.

Intanto, speriamo abbiate apprezzato questo articolo un po’ lungo e diverso dal solito, primo di una serie che periodicamente andrà a raccontarvi la storia di alcune “icone” del mondo del design, siano essi progettisti, opere, tecniche costruttive particolari o case di produzione che si sono distinte per eccellenza.

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