Perché un arredo di design è sempre una scelta sostenibile
Nel numero di agosto della rivista Materia Rinnovabile, è uscito un interessante articolo (consultabile anche online) a firma di Pietro Luppi e Alessandro Giuliani, che analizza l’attuale situazione del settore Legno-Arredo dal punto di vista del suo ciclo vitale. Ponendo l’accento proprio sulla fine di questo ciclo, ovvero quando gli arredi finiscono di essere “arredi” e diventano “rifiuti”.

Venezia e le sue “briccole” – utilizzate da Riva 1920 per una linea di arredi sostenibili
Materia Rinnovabile è infatti una delle più importanti riviste di settore per quanto riguarda l’economia circolare – e l’articolo sonda tutti gli aspetti della questione: normativi, di mercato e le prospettive future, nazionali ed europee.
Abbiamo tratto ispirazione da alcuni punti che toccano nello specifico il nostro settore, ovvero gli arredi di design. Riflessioni piuttosto interessanti (e doverose), quando si parla di sostenibilità e ambiente, tematiche che ci invitano a prendere in considerazione le sorti del nostro pianeta.
Facciamo una breve, ma doverosa premessa: cosa si intende, in pratica, quando si dice che un prodotto è “sostenibile”, oppure che entra in un meccanismo di economia circolare?
Un prodotto è sostenibile quando, per esempio, evita sprechi energetici, riduce l’inquinamento e la cosiddetta impronta ecologica (le emissioni di CO2 derivanti dal suo processo di produzione) ecc.
Diventa “circolare” se, alla fine del proprio ciclo vitale, i suoi componenti vengono recuperati e reimmessi come materia prima seconda per la fabbricazione di un altro prodotto, evitando in tal modo che diventino rifiuto, ovvero una cosa non più utilizzabile e che deve essere smaltita, ad esempio tramite l’incenerimento.

Courtesy Eric McLean
Detto questo, scopriamo assieme i punti che hanno stimolato le nostre riflessioni. Citando testualmente Luppi e Giuliani: «Il boom in Italia dei mobili nuovi “ad alta rotazione” (modo gentile per definire i prodotti caratterizzati da materiale molto scadente ma con molta cura nel design) è correlata alla tendenza generale dei consumatori, consolidatasi negli ultimi quindici anni, a orientare le loro scelte soprattutto in funzione del fattore prezzo.
Tale comportamento di consumo potrebbe favorire non solo il nuovo low cost ma anche l’usato; ma quest’ultimo, a causa del decremento dei mobili di buona qualità in circolazione, non riesce più a intercettare con la stessa, mobili di seconda mano che siano realmente riutilizzabili; aumenta invece la quota di mobili ai quali bastano pochi anni d’uso ad arrivare a gradi di deterioramento importanti e che una volta smontati diventano, letteralmente, immondizia».
Gli italiani comprano mobili sempre più scadenti, a quanto pare.
Principalmente – secondo quanto riportato– guidati da fattori economici, come il prezzo del bene medesimo. Questa tendenza, stando sempre all’articolo, si è consolidata negli ultimi quindici anni, complice la mai troppo citata crisi economica del 2008 e l’ascesa di grandi colossi dell’arredamento “low cost”.
Ma cosa significa esattamente mobili low cost?
In parte ce lo spiega l’articolo: arredi fatti con materiale che arriva velocemente ad alti gradi di deterioramento e che, una volta smontati, non possono essere reimmessi in altre filiere di produzione. In pratica diventano rifiuti da smaltire.
Seguendo questo filo logico, il mobile è scadente due volte: primo, perché dura poco, si deteriora in fretta e perde in caratteristiche estetiche e funzionali man mano che il tempo passa e prima ancora di finire il proprio ciclo vitale. In pratica funziona sempre peggio, finché non si è costretti a dismetterlo (tipico caso, le antine dei pensili di una cucina cosiddetta “fast design” che, nel giro di uno, massimo due anni dall’acquisto, vanno fuori squadra, quando non si siano staccate del tutto).
Secondo, perché una volta dismesso, non può che essere smaltito come rifiuto, generando inquinamento, spreco di risorse (dismissione, stoccaggio, trasporto, smaltimento – nonché i costi per comprarne uno nuovo) ed emissioni di Co2 nell’atmosfera. Non è circolare, né sostenibile.
Però costa poco.
Soffermiamoci su questo punto: Vero, apparentemente costa poco. Se per costo intendiamo esclusivamente il denaro che esce dalle tasche del consumatore al momento dell’acquisto, questi mobili hanno in effetti un costo abbastanza basso.
Come abbiamo visto poc’anzi, il prezzo da pagare per questo “basso costo” non è percettibile immediatamente, e ricade invece sulle spalle di tutto il pianeta. Se poi – facendo un discorso più meramente economico – andiamo a sommare la spesa che il consumatore affronterà, negli anni, per tutte le volte che dovrà sostituire un complemento d’arredo o un elettrodomestico low cost arrivato a fine vita, anche lì il concetto di “costa poco” si ridimensiona parecchio. Già, perché come recita un antico detto cinese: “chi spende tanto, piange una volta sola”.
Un tavolo di Riva 1920, prodotto a partire dalla rivalorizzazione delle briccole di Venezia
Un altro punto interessante evidenziato dall’articolo riguarda il mercato dell’usato: «L’usato di qualità riesce a competere sul prezzo con il nuovo low cost di cattiva qualità. L’usato ha maggiore durevolezza, mentre il nuovo low cost può puntare su un design continuamente aggiornato. Ma, come dimostrano gli studi di Doxa, l’usato incontra sempre più il gusto di fasce socio-culturalmente alte ed è sempre meno considerato “roba da poveri”».
Uno dei capisaldi della sostenibilità è, ricordiamolo, la durevolezza di un prodotto.
Ovvero, se un mobile ha una durata di cinquant’anni, si può tranquillamente passare agli eredi, o rivendere. Anche questa è sostenibilità; non si deve a tutti i costi riciclare qualcosa, soprattutto se non ce n’è bisogno perché quel prodotto ha una vita potenzialmente molto lunga.
Prima – quando l’obsolescenza programmata non era stata ancora …programmata – era considerato normale passare gli arredi a figli o nipoti. Perché i mobili duravano. Ora, figli e nipoti i mobili vogliono magari sceglierli da sé, ma come citato nel secondo estratto, c’è sempre il mercato dell’usato, grande alleato di una economia basata sulla sostenibilità. E trend in crescita tra le frange più facoltose della popolazione, ci dicono gli esperti. Ma il paradosso è che non si trovano più tanti mobili qualitativamente abbastanza buoni da riuscire ad arrivarci, alla “seconda mano”.
Questo è il punto. Il mobile ad “alta rotazione”, “fast design” – chiamiamolo come vogliamo – ha vita breve, anzi brevissima. Ha bassi costi di produzione. Ma a livello di emissioni dannose, produrre un mobile scadente o uno di qualità, non fa molta differenza.
La differenza la fa poi tutto quello che viene dopo la fine della vita, di quel mobile. E, abbiamo già detto, viene tutta pagata dal pianeta.
Ecco perché concordiamo sul fatto che un mobile di design, o di “fascia alta”, è sempre una scelta sostenibile. Perché è un prodotto di buona qualità. Anzi, dalle innumerevoli buone qualità. Infatti, passare ad un tipo di produzione che sia sostenibile ha spesso dei costi importanti per il produttore, almeno inizialmente. Cambiare il paradigma costruttivo significa infatti adeguare la catena produttiva, investire nel redesign e in processi della catena del valore innovativi.
Tutti costi che possono essere ammortizzati dal prezzo finale del mobile o complemento d’arredo, che in genere è alto, o almeno – diciamo – non è “low cost”. Le grandi compagnie del fast design, a parte alcune eccezioni virtuose ¬che pure esistono, non hanno questi costi. Non cambiano il paradigma, né tutto quello che ne consegue. Quindi il prezzo resta basso.
Le maggiori case di design sono ormai tutte sulla strada della sostenibilità in un modo o nell’altro. Chi perché usa metodi di produzione eco-friendly, chi per i materiali riciclati, chi per il legname FSC, chi per tutto questo. Aziende come Kartell, o come Vitra, Cassina, Artemide e altre di cui vi abbiamo parlato in questo articolo. O ancora, Magis, con la sua nuova Bell Chair, totalmente riciclabile e prodotta da materiale riciclato a sua volta, vero esempio di sedia realmente “circolare”. Riva 1920, che ha avviato un percorso di valorizzazione e recupero lungo tutta la filiera di produzione del legno (come il recupero delle cosiddette briccole veneziane, protagoniste di pezzi d’arredo di alto artigianato). E poi come dimenticare realtà più piccole, ma non meno virtuose, come Vibrazioni Art Design, che ha fatto del recupero dei materiali il proprio cavallo di battaglia (leggi l’articolo che gli abbiamo dedicato qui).

Bell Chair di Magis, sedia totalmente “circolare”
Un mobile di design è per sempre. È pensato, progettato e costruito per durare. Nei materiali e nell’estetica. Resterà sempre funzionale, perché costruito con materiali e strutture solidi. O almeno sarà riparabile, al contrario di tanti mobili low cost. I quali sono anche spesso frutto di scelte stilistiche temporanee e dettate dalle mode del momento.
Un pezzo di design non passa di moda, perché non segue la moda. Resta sempre un classico. Il design è un investimento a lungo termine. Il low cost invece, ha un prezzo alto per tutti. Sempre più alto ogni giorno.
Noi di Fogliarini crediamo nella qualità, investendo e proponendo da oltre 80 anni pezzi d’arredo delle migliori aziende del settore dell’ interior design.
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